domenica 22 novembre 2009

Il primo compleanno del mio blog

L'assurdità di credere in questo blog ha cominciato a farsi strada esattamente un anno fa. L'acuto detto dell'acuto Platone, "Bello è il rischio!", mai più di allora mi è sembrato contenesse i giusti precetti, e le legittime regole di condotta da seguire per il raggiungimento della suprema angoscia.
"Non puoi volere davvero tanto!" mi dicevo argomentando tra me e me sul perché il centro di gravità si fosse spostato dalla sfera terrestre alla sfera blogestre.
"Vorrei tanto non volerlo, ma lo voglio!" fu la conclusione illico et immediate alla quale giunsi.
Troppo tempo ai margini, ad osservare affascinata ed ammaliata l'eccitante mondo dei blog (senza porre ora l'accento sulle differenze qualitative tra il vasto campionario degli stessi di cui il web dispone), mi ha condotta dritta dritta verso un'impresa ad elevata gradazione di sputtan... ops di pericolosità. Ma mi è bastato strizzarle l'occhio e miss impudenza (una volta tanto) mi ha messa in grado di affrontare l'ardita idea. Nel senso che, il timore di scrivere stupidaggini è sempre dietro l'angolo, ma la pratica, se non altro, ha attenuato - annullandoli quasi del tutto - i turbamenti che ne derivano. Accada ciò che deve accadere è stata un po' la spinta che ha dato l'avvio a quella che in alcuni momenti ho pensato fosse una perdita di tempo, un sottrarmi ad altre attitvità. Ma notando che strada facendo, attraverso la voce di Oceani capovolti, l'emozione nello scrivere cresceva e evolveva, e la stessa aridità di idee, che spesso lavora ai fianchi, non fiaccava la mia volontà, il blog è diventato una necessità per nulla pressante. Perché pressante non può essere la voglia di esorcizzare le difficoltà di esprimere e comunicare ciò che una natura tendenzialmente timida e riservata custodisce ostinatamente. Abbandonarsi alla corrente dei pensieri scrivendo, rende sinceri, molto più sinceri, ed anche intingere la penna nel fiele può dare la sensazione, tanto spesso agognata, di non sentirsi troppo ingabbiati. Quest'anno di blog tanto ha cambiato in merito agli umori, alla consapevolezza, alle idee di quella "me" sempre troppo in cerca di ragioni. Non che la smania compulsiva di cercare ragioni sia cessata; anzi! La cosa più simile al nulla che si possa concepire mi è sempre accanto come una fedele compagna, ma con l'ingrediente indispensabile dell'ironia, con il fondamentale non prendersi troppo sul serio, salvagente nei peggiori naufragi dei navigatori nelle tempeste. Ma soprattutto sono stati lo scambio e la comunicazione con chi, bontà sua, passa tra le parole, tra le frasi di questa fantastica esperienza che mi hanno condotto fin qui, a discutere di serio (a volte... praticamente mai) e di faceto; ad ascoltare e considerare eventualmente suggerimenti, in tempi di carestia tematica (a volte... praticamente sempre), quali la trattazione di argomenti allo scopo di perseguire ed approfondire ragionamenti su annose questioni come ad esempio "W LA FIGA" , e "DIO C'È"; a stare al timone costantemente ed allegramente. Ma quello che devo riconoscere come il maggior merito di questo blog è l'aver reso quella "me" più leggera, più libera, più padrona di sé stessa. Niente paura! Sono gli effetti dei vezzi da liete ricorrenze.

lunedì 16 novembre 2009

Disconnessione

Benché, causa paralisi da stanchezza, l'ispirazione in questi giorni stia toccando i minimi storici, il patrimonio pensante stia subendo una brusca frenata, il bagaglio di idee sia sceso sotto la soglia dello 0%, tenterei ugualmente di buttar giù due righe per un post che spero possa risultare quantomeno anonimo o banale. Comunque, dopo una decina di giorni in cui il lavoro ha assorbito quasi totalmente le mie riserve energetiche, ho scoperto di poter prendere le distanze dal blog, per un periodo di tempo discretamente lungo ed in grado di deprivarmi dell'impulso creativo alla scrittura, prima che reazioni incontrollate come sdegno e furore si impossessino di me.
"Non preferiresti, allora, uscire dalla trappola della dipendenza blogghesca, e prenderla con meno impegno?"
"No"
"Pronta per scrivere qualcosa?"
"No"
Questo il monodialogo interiore tra il mio doppio "io", l'accorto e il dissennato.
Ma via, spazio alle monadi! Restare zavorrati al riposo mentale è sicuramente meno allettante che aprirsi all'esperienza dell' "addo' cojo cojo".
Intanto potresti scrivere del nuovo sistema operativo che hai installato, delle nuove conoscenze alle quali, grazie a questo, sei approdata; e dell'aiuto che tutti quei poverini esperti di web e codici html, ai quali hai strappato le balle, ti hanno gentilmente offerto, visto che tu con questa roba non c'entri proprio niente; e che ora puoi passare velocissimamente da una pagina - feisbuc - all'altra - blog - come mai era successo... non importa se a occhio nudo non riesci ancora a visualizzare Youtube, dvd, e se Skype per ora è configurato in una galassia della costellazione della "Chioma di Berenice".
Oppure potresti scrivere dell'urgenza con cui oggi pomeriggio A. - che seguo nel servizio di volontariato - ha dovuto prepararsi per le interrogazioni di storia e di inglese di domani e del surreale passaggio dagli sconvolgimenti del crollo di Wall Street del '29 ai toni immediati e calienti di un dialogo immaginario in inglese tra lei, A., ed un suo idolo - Zac Efron - con tanto di sospiri. O ancora della succitata stanchezza, derivata dalle numerose prove per la preparazione de "La piccola volpe astuta", che ti ha fatto assaporare l'ebbrezza di un intenso entusiasmo a suon di chiocciate. E dell'ultimo libro che ti ha solo annoiato, dell'appena rispolverato lessico da vicinato (sì, destinazione porta accanto, sig. maori), della voglia di abbandonarti alla sensazione vertiginosa della narcolessia che ti accompagna in questi giorni, o della lista della spesa, o della coda in banca, o della signora, tutta elettrica e con il sorriso sulle labbra, con un figliolo attaccato al collo ed uno alla caviglia entrambi urlanti, che ti sei chiesta se non avesse sniffato di buonora...
Ho trovato! Potresti scrivere del primo anniversario della nascita del tuo blog!
Sì, ma la prossima volta.

domenica 8 novembre 2009

Voglia di parlar d'amore

L'amore: quando si dice che una cosa non merita neppure argomentazione, vale a dire che è un'enorme sciocchezza, per cui non vale neanche la pena parlarne. L'amore: quando si dice che è qualcosa di formidabile, che è la chiave del viver bene, per cui vale la pena parlarne.
D'accordo con la seconda opzione, spenderei, dunque, qualche parolina in merito; direi che, essendo accanitamente irriducibile il numero di ormoni diretti al basicinstictiano organo bersaglio (quello che quando si fa centro vorrebbe si rifacesse - centro - per una cifra eterna di volte), e non essendo eunuchi sentimentali, né, fortunatamente, corporali, e ancora, essendoci identificati già all'età di tre anni nel modello green lover: "Oooohhh... !!", per poi via via giungere al modello mature age lover: "Oooohhh... Oooohhh... Oooohhh... !!", le varie ed eventuali ogni lasciata è persa vanno prese in seria considerazione. Anche perché è dura trovare un diversivo quando nihil volitum quin praecognitum (non si può desiderare altro che quanto si è già conosciuto) specialmente nel settore libido dei sensi - scivolando per un istante in un registro linguistico diverso: ", me sento 'na cosa dentro che nun te sò spiega'... c'ho 'na voja che se te pijo t'à rivorto come 'n pedalino... te massacro, te sbbrrano, te rovino!!!
Ma non sto facendo esclusivo riferimento al sesso, io tirerei in ballo muscoli, nervi e cuore, e coloro che sostengono la bancarotta dell'amor sensual-spirituale, anziché continuare ad aver fermo credo in un mondo finito, dove gli innamorati sono solo dei primitivi irrazionali, prestassero fede nella dea Kalì che pur si fermò davanti alla appetitosa opportunità di far secco il proprio marito. Posare lo sguardo di triglia sul proprio oggetto d'amore, lasciare che nell'animo si faccia largo la temibilissima voglia d'amare, non giocare al ribasso, autoescludendosi, con mezzi corazzati per continuare a dividere il talamo, mediamente sette giorni su sette, con nessuno, lo hanno fatto e lo fanno in tanti. Nel cinema, nella musica, nel teatro di prosa e d'opera - dentro e fuori le scene (facendo tremare gli anelli di Saturno) - uomini e animali. Il sentimento più devastante, più soggettivo, più oggettivo, più impulsivo, più ribelle, più scientifico, più irrevocabile, più salvifico del mondo è necessario vitalismo delle specie viventi. E', in fondo, la storia del pensiero, e ne stabilisce l'armonia. Ah, lo sapevate? Meglio così!

P.S. E se vorrete, stasera alle 20.30, dal Teatro comunale di Firenze, diretta radiofonica rai 3 de "La piccola volpe astuta" di L. Janacek (foto in alto); una bella storia d'amore.

martedì 3 novembre 2009

Amici miei atto unico

Frequento da qualche giorno feisbuc - che si spaccia per la quintessenza dell'amicizia, distribuendone sul territorio cyberspaziale una capillare rete - e, aprendo la pagina, ciò che mi balza immediatamente e continuamente all' occhio sono proprio parole come amici, e amicizia. E' stato, di conseguenza, automatico sentire forte la voglia di scrivere qualcosa ispirandomi al culto del sentimento di attaccamento intenso e reciproco tra due o più persone. "Un'impresa disperata" ha decretato solennemente il me interiore 1; "Pensi un po' in grande ma potresti scoprire il risvolto divertente della cosa!" ha esclamato allettante il me interiore 2; "Sfogati ed abbonda con il vetriolo!" ha imposto autoritario il me interiore3. Effettivamente, affrontare quest'appassionante tema comporta per la mia emotività un languore malinconico, nonché una serena rassegnazione insieme ad un pacificato proposito a riporre fiducia ed ottimismo sul mistero che avvolge l'affezione tra le persone. Ma perché non tentare di saggiarne la variegata e composita realtà per cui chi un amico l'ha trovato ha portato a buon fine la sua caccia al tesoro? Certo che portare a testa alta un titolo come "tesoro" deve richiedere parecchie risorse e qualità, oltre a una bella amicizia intima. Non è mica da tutti! D'altra parte se non si fosse proprio intimi non si potrebbe godere di tanti bei vantaggi, come l'essere depositari di tanti segreti. Perché si sa, i segreti sono sempre succulenti, e cosa non si farebbe per essere il destinatario di tali patrimoni!!
Peccato che qualche volta perdano il loro fascino ignoto e non siano più un mistero per nessuno, e allora quella pelle per la quale troppo spesso si è amici, a volte diventa dura e resistente ai macelli che si son fatti e non si vorranno più fare. Sì, quelli che sono derivati dall'eccesso di stima, magari a senso unico, per il tuo amico/a che invece stimava più la serratura della porta di casa sua che te. Ogni volta che c'era un problema ti faceva partecipe, c'era accordo, le cose da raccontare erano tante; ma a che proposito? In merito a che cosa? E a che proposito, e in merito a che cosa... qualcosa si trova sempre, sennò che amico saresti (con senso ambivalente: "Sei proprio uno stronzo/a, se ti rifiuti di essere il mio lacrimatoio, la spalla su cui piangere!"; "A che categoria di amici ritieni di appartenere? a) A quella per cui gli amici sono la gioia della vita; b) A quella per cui gli amici sono come le fondamenta solide e durature di una casa; c) A quella per cui gli amici si vedono nel momento del bisogno). E poi scusate, se c'è la fiducia mica di certe cose si deve necessariamente parlare!!?! I tuoi sconcerto e scoramento improvvisi di fronte ai, dell'amico/a, sorrisi e contentezza - a beneficio di un costruttivo confronto con terzi - travestiti prima (quando a quell'amicizia ci credevi) da apostrofi e invettive a danno di quegli stessi terzi, rimandano ai bei tempi, a quelli in cui avevi creduto. E non ci sono parole a poter spiegare. L'amico del giaguaro, in tutto il suo splendore, sta dalla parte che preferisce; tu ne ricavi un bel viaggetto introspettivo, e se non sei stato fortunato questa volta nel raggiungere gli obiettivi prefissati, ne fissi di nuovi per le prossime potenziali inc..... ops, amicizie. Ma tranquillo/a! Quel cane fedele che sospetti sia veramente il migliore amico che tu abbia mai potuto desiderare, non ti tradirà!! E' questo, caro amico, ciò che ti scrivo.

giovedì 29 ottobre 2009

Di animalia, umanità, e "Piccola volpe astuta"

I tremila complessi che noi ci facciamo, loro non se li fanno; il loro trambusto esistenziale non prevede concezioni esagerate del superego; la loro esaltazione non nasce da un profondo senso d'indeguatezza; loro non crescono a pane e piani di neutralizzazione del nemico... loro il nemico lo neutralizzano senza piani e soprattutto senza pane.
Il nostro linguaggio è una lingua, il loro è un verso.
All'inizio della giornata, dopo un più o meno sereno risveglio, l'uomo ruggisce un buongiorno alla famiglia, ne ringhia un altro ai colleghi, ne bramisce un altro ancora al proprio capo; il gallo e la balena cantano, il cardellino trilla, il furetto potpotta, e al massimo, l'aquila strilla e la iena ride.
Dopo il feroce assalto mattutino alla vita - perché oltre a cantare, le balene fagocitano il loro pasto come fosse un cucchiaio di sciroppo, e anche gli uccellini nel loro piccolo si incazzano - il bipede erectus vestito a festa si prepara a soddisfare il bisogno del pranzo, dietetico o ingrassante che sia; mentre, " l'animal perfezione " cade addormentata sognando di tessere trame di cattura verso elfi, folletti e creature fantastiche tutte iper caloriche.
In materia di sesso e amore, con le loro universalmente infallibili tecniche seduttive, i bipedi erecti si insidiano garruli, sempre più spesso in maniera perversa, creando, nonostante tutto, atmosfere dal fascino inatteso, ed esorcizzando le loro perversioni attribuendole all'animal kingdom; nel quale animal kingdom sono presenti esemplari, neanche troppo rari, che con il loro intrecciare legami molto duraturi, contrastano efficacemente il randagismo sessuale.
Il bipede erectus, nella sua profondità sabbiamobilesca, considera poco l'animal kingdom; il quale animal kingdom non vuole spezzare le catene del vincolo con il mondo dei cerebrati. E come "La piccola volpe astuta", riflette in maniera ora ironica, ora amara, sul mondo degli umani.