L'assurdità di credere in questo blog ha cominciato a farsi strada esattamente un anno fa. L'acuto detto dell'acuto Platone, "Bello è il rischio!", mai più di allora mi è sembrato contenesse i giusti precetti, e le legittime regole di condotta da seguire per il raggiungimento della suprema angoscia.
"Non puoi volere davvero tanto!" mi dicevo argomentando tra me e me sul perché il centro di gravità si fosse spostato dalla sfera terrestre alla sfera blogestre.
"Vorrei tanto non volerlo, ma lo voglio!" fu la conclusione illico et immediate alla quale giunsi.
Troppo tempo ai margini, ad osservare affascinata ed ammaliata l'eccitante mondo dei blog (senza porre ora l'accento sulle differenze qualitative tra il vasto campionario degli stessi di cui il web dispone), mi ha condotta dritta dritta verso un'impresa ad elevata gradazione di sputtan... ops di pericolosità. Ma mi è bastato strizzarle l'occhio e miss impudenza (una volta tanto) mi ha messa in grado di affrontare l'ardita idea. Nel senso che, il timore di scrivere stupidaggini è sempre dietro l'angolo, ma la pratica, se non altro, ha attenuato - annullandoli quasi del tutto - i turbamenti che ne derivano. Accada ciò che deve accadere è stata un po' la spinta che ha dato l'avvio a quella che in alcuni momenti ho pensato fosse una perdita di tempo, un sottrarmi ad altre attitvità. Ma notando che strada facendo, attraverso la voce di Oceani capovolti, l'emozione nello scrivere cresceva e evolveva, e la stessa aridità di idee, che spesso lavora ai fianchi, non fiaccava la mia volontà, il blog è diventato una necessità per nulla pressante. Perché pressante non può essere la voglia di esorcizzare le difficoltà di esprimere e comunicare ciò che una natura tendenzialmente timida e riservata custodisce ostinatamente. Abbandonarsi alla corrente dei pensieri scrivendo, rende sinceri, molto più sinceri, ed anche intingere la penna nel fiele può dare la sensazione, tanto spesso agognata, di non sentirsi troppo ingabbiati. Quest'anno di blog tanto ha cambiato in merito agli umori, alla consapevolezza, alle idee di quella "me" sempre troppo in cerca di ragioni. Non che la smania compulsiva di cercare ragioni sia cessata; anzi! La cosa più simile al nulla che si possa concepire mi è sempre accanto come una fedele compagna, ma con l'ingrediente indispensabile dell'ironia, con il fondamentale non prendersi troppo sul serio, salvagente nei peggiori naufragi dei navigatori nelle tempeste. Ma soprattutto sono stati lo scambio e la comunicazione con chi, bontà sua, passa tra le parole, tra le frasi di questa fantastica esperienza che mi hanno condotto fin qui, a discutere di serio (a volte... praticamente mai) e di faceto; ad ascoltare e considerare eventualmente suggerimenti, in tempi di carestia tematica (a volte... praticamente sempre), quali la trattazione di argomenti allo scopo di perseguire ed approfondire ragionamenti su annose questioni come ad esempio "W LA FIGA" , e "DIO C'È"; a stare al timone costantemente ed allegramente. Ma quello che devo riconoscere come il maggior merito di questo blog è l'aver reso quella "me" più leggera, più libera, più padrona di sé stessa. Niente paura! Sono gli effetti dei vezzi da liete ricorrenze.
vaccino si, vaccino no
5 ore fa










